L’ (il consumo di da parte dell’uomo) è praticata in molti paesi del mondo e soprattutto in alcune parti dell’Asia, Africa ed America Latina, dove gli integrano la dieta di circa 2 miliardi di persone e le specie commestibili sono circa 1900.

In Italia è vietato, ancora per molto?

Tuttavia, solo recentemente l’ ha catturato l’attenzione dei media, degli istituti di ricerca, dei cuochi ed altri operatori dell’industria alimentare, dei legislatori e agenzie che si occupano di agricoltura e .

Nel 2050 si prevede che sul pianeta vivranno 9 miliardi di persone. Questo costringerà ad un aumento della produzione di alimenti e di mangimi con una conseguente maggiore pressione sull’ambiente. Sono previsti scarsità di acqua, foreste, pescato e la compromissione della biodiversità delle risorse agricole.

Gli sono quindi una delle risposte che vengono fornite da nutrizionisti ed alimentaristi di tutto il mondo alle sfide del futuro. Gli commestibili, infatti, contengono proteine di alta qualità, vitamine ed amminoacidi positivi per l’ umana. Hanno anche un alto tasso di conversione alimentare, per esempio, i grilli hanno bisogno di sei volte meno dei bovini, quattro volte meno delle pecore e due volte meno dei maiali e polli.

Dal 2003, la studia la pratica dell’, attraverso il programma “Edible Insects”, che prende anche in esame le potenzialità alimentari di alcuni Aracnidi (ad esempio ragni e scorpioni) sebbene questi non appartengano propriamente alla classe degli . I contributi della riguardano le seguenti aree tematiche:

  • condivisione della conoscenza attraverso pubblicazioni, riunioni di esperti e un portale web sugli commestibili;
  • sensibilizzazione sul ruolo degli attraverso la collaborazione dei media (ad esempio giornali, riviste e TV);
  • sostegno ai paesi membri attraverso progetti sul campo (ad esempio, il progetto di cooperazione tecnica Laos);
  • messa in rete ed interazioni multidisciplinari (ad esempio stakeholder che lavorano con la nutrizione, e le questioni legislazione-correlati) con i vari settori all’interno e all’esterno della .

L’Europa ancora non ha autorizzato la vendita di , ma negli ultimi mesi qualcosa si è mosso. Le normative europee circa il consumo di per uso alimentare sono piuttosto chiare e restrittive: gli rientrano nella definizione di “Novel Food” –Regolamento (CE) 258/97–ovvero tutti quei prodotti e sostanze alimentari per i quali non è dimostrabile un consumo significativo all’interno dell’Unione europea e per i quali è quindi necessaria una complessa procedura di valutazione del rischio con conseguente espressa autorizzazione europea prima di poter essere commercializzati.

Tuttavia alcuni stati membri dell’UE hanno interpretato a proprio modo il Reg. (CE) 258/97 e hanno escluso dalla definizione di “ ” gli ammettendone, dopo alcune valutazioni del rischio, la distribuzione nel loro territorio. Esempi in questa direzione sono l’Olanda e il Belgio, dove prodotti a base di sono in vendita nei supermercati già da diverso tempo.

Il Regolamento sui cosiddetti risale al 1997, ma di recente è stata approvata dal Parlamento europeo una relazione che semplifica le loro procedure di autorizzazione. Il testo dovrà essere votato dal Consiglio.

Lo scorso ottobre è stata anche emanata una Opinion dell’, l’Autorità europea per la , in cui gli esperti hanno evidenziato che la potenziale insorgenza di pericoli microbiologici è prevedibilmente simile a quella associata ad altre fonti di proteine non trasformate, nel caso in cui gli vengano nutriti con sostanze per mangimi attualmente autorizzati.

Il nuovo Regolamento comunitario è atteso da molti anni e avrà il merito di fare chiarezza sulla questione includendo esplicitamente gli tra i . Esso tuttavia introdurrà una procedura autorizzativa semplificata per gli alimenti considerati tradizionali in paesi terzi, tra cui gli , facilitando il loro ingresso sul mercato.

Restano tuttavia degli importanti interrogativi: da quando sarà applicabile il nuovo regolamento? Che evidenze saranno necessarie per dimostrare la “tradizionalità” del consumo? E l’Italia? Il nostro paese ha sempre applicato alla lettera il Regolamento sui , non autorizzando e facendo sequestrare gli ad uso alimentare commercializzati all’interno dei confini nazionali in numerose occasioni (le uniche eccezioni si sono viste all’Expo quando alcuni padiglioni, tra cui quello belga, sono stati autorizzati in via eccezionale a servire alcuni tipi di ).

Nonostante questa politica prudente, l’avvento del nuovo regolamento con le sue semplificazioni e il consumo di che si sta diffondendo in paesi vicini al nostro, probabilmente faranno arrivare gli sulle nostre tavole prima di quanto ci aspettiamo.

A cura di Agrilegal